“S – La nave di Teseo” di J.J. Abrams e Doug Dorst

“S – La nave di Teseo” di J.J. Abrams e Doug Dorst    ****

s. la naves. nave 2

Ciò inizia sull’acqua, sull’acqua finisce, e ciò che finisce sull’acqua lì ricomincerà”

Con questa frase i due autori ci aprono le porte del libro, un libro controverso, anticonvenzionale e intricato.

L’idea che portava con sé mi ha incuriosito, infatti, prima l’ho regalato e poi l’ho voluto tra i miei libri.

La sensazione che si ha appena si rompe il sigillo e si sfila il libro dalla custodia è di riverenza, per la cura con cui è stato fatto, e di timore, per la complessità che comporterà la lettura.

Poi ti assale la domanda: leggo prima tutto il romanzo di V.M. Straka, autore fittizio, o leggo anche tutte le annotazioni ai margini?

Ho aspettato e mi sono informata sul web, alla fine ho deciso che se gli autori lo avevano ideato così… io dovevo accettare la sfida e leggerlo tutto insieme.

La prima parte è veramente complicata e si passa dalla curiosità, alla frustrazione, all’attesa, allo scoramento e alla momentanea resa nel tempo di neanche 100 pagine, ma si prosegue perché la storia deve pur avere un senso.

Infatti, lentamente, si riescono a comprendere alcune cose e a districarsi tra nomi, date, episodi, aspettando che la storia di Straka prenda finalmente il volo, ma proprio mentre sembra il momento giusto per il salto… ecco che si accartoccia ancora su sé stessa. Ma si prosegue imperterriti perché ormai la vera identità di V.M. Straka è diventata una cosa di fondamentale importanza, come lo è per Jen e Eric, i due ragazzi che scrivono le loro annotazioni ai margini delle pagine. Bei tipi Jen e Eric, attraverso la fantasia degli autori, si divertono con penne di vari colori, e ogni colore rappresenta un periodo, e i periodi si sovrappongono (loro lo hanno letto un’infinità di volte!), così ti ritrovi a leggere annotazioni che non puoi ancora capire o riferimenti a capitoli e libri che mai leggerai.

Se il tutto vi sembra un po’ complicato sappiate che non è finita, c’è un’altra trama, un’altra storia sviluppata attraverso le note a pié pagina di F. X. Caldeira: traduttore e forse amico/a del vero Straka.

Tre trame, tre storie, un’infinità di personaggi, ma alla fine si sopravvive e una volta girata l’ultima pagina si ha la sensazione di aver vissuto un’esperienza diversa. Questo libro sicuramente non è solo un libro!

Dare una valutazione globale è difficile, niente in questo lavoro è lineare.

Sotto il profilo editoriale non si può dire altro che è un capolavoro, curatissimo in tutte le sue parti: mi ha impressionato l’invecchiamento delle pagine, col colore che scurisce verso l’esterno, le macchioline di umidità, o gli aloni lasciati da una bevanda su di un foglio inserito. Tutte le cartoline, le foto, le pagine di giornale, assolutamente splendido.

La storia del romanzo di Straka invece non si può definire, secondo il mio parere, un capolavoro: un buon libro con un linguaggio ricercato, ma come la storia che contiene non incide mai sino in fondo. La storia in sé è un thriller, neanche originalissimo e soprattutto molto cupo, non lugubre ma in molte parti forse eccessivo, come eccessivi sono i fili lasciati dalle note, annotazioni e inserti che in alcuni punti stordiscono. Del finale non parlo, perché non voglio togliere la suspance a nessuno, dico solo che mi piacerebbe parlarne con chi lo ha già letto!

Allora mi sono chiesta il perché di tutto ciò, perché complicare la vita al lettore così per lasciarlo a mezz’aria? Attenzione non è una “spoilerata” (se mi passate il termine) sul finale!

La risposta che mi sono data è che forse non è poi così importante la storia o il suo finale, ma il viaggio che si compie leggendo quelle pagine.

Una morale conosciuta e sentita, ma che in questo lavoro diventa tangibile, ti avvolge e sconvolge. E allora diventano anche meno importanti tutti gli indizi, tutti gli enigmi che restano irrisolti, o almeno per me è stato così.

Scopri che nel titolo c’è il segreto del mistero, lì, scritto in maiuscolo e già svelato sin dal principio. “La nave di Teseo”, la nave che viene rattoppata, ricostruita con pezzi di recupero e che alla fine non assomiglia più minimamente a quella che era, eppure è ancora “la nave di Teseo”.

L’identità, l’identità di ognuno di noi che cambia col tempo, con le esperienze e le sconfitte, con i dubbi. La percezione di sé stessi. Quanto resta dell’io originale dopo il viaggio della vita, e quanto diversi o uguali siamo nei vari periodi della nostra esistenza, questa è la domanda o forse la risposta a tutto.

E così la bussola inserita nell’ultima pagina del libro forse rappresenta la rotta, quella che abbiamo scelto e che ci ha precluso tanti viaggi, ma anche la rotta che vogliamo o dobbiamo vivere ora.

Per S. il protagonista del romanzo la bussola ha sempre puntato a Sud, la nostra dopo aver letto questo libro forse troverà nuove destinazioni.

… e ho scritto un papiro! Anche cercare di descrivere questo libro è intricato, però mi sento di consigliarlo, come ho già detto un’esperienza particolare, un modo diverso di leggere.

Mara Cristina Dall’Asén

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *