Anteprima – Prologo

Prologo

Nella montagna regnava il silenzio, ogni tanto il rumore di una motosega lo spezzava, poche parole portate dal vento lo accompagnavano ed io camminavo sola. Senza nessuna destinazione, senza fretta, in uno stato di strana attesa. Intorno a me i faggi si stagliavano contro un cielo azzurro, l’aria tersa, i colori dell’autunno: giallo, arancio, rosso, bronzo, verde, in tutte le loro sfumature.

* * *

Profumo di funghi, di muschio, di terra, ed io continuo a essere in attesa. Di cosa? Voglio che la montagna mi parli, che mi faccia capire qualcosa di più del mio passato, voglio che mi aiuti a mettere un po’ di ordine nella mia mente. E pensare che non le ho mai dato così tanta importanza, non l’ho mai guardata con immenso stupore come oggi. È la mia montagna, quella che conserva i passi dei miei avi. Chi erano, cosa facevano, qual è stata la loro vita? Di loro non sapevo quasi niente sino a non molto tempo fa, eppure loro sono la mia traccia, il segno indelebile che inconsciamente mi ha portata sino a qui.

Ognuno di noi è inevitabilmente ciò che sono stati i loro padri, talvolta la traccia è limpida e rassicurante, in altri punti una cicatrice profonda. Io voglio trovare da dove vengo e dove voglio andare, non cambierà una virgola della mia vita attuale, ma è rassicurante sapere, avere dei punti fermi. Tutto è nato per caso, come di solito accade per le cose importanti, una frase buttata lì e il tarlo della curiosità comincia il suo percorso nella mente… perché no, potrebbe anche essere… e in quel momento capisco che a causa della mia smisurata curiosità sono fregata.

Avete mai provato a far viaggiare la fantasia partendo da una piccolissima cosa? Si possono raggiungere mete impensabili, volare in posti apparentemente irraggiungibili e sconosciuti. E intanto continuo a camminare, camminare insieme alla fantasia è meno faticoso, i piedi si muovono e le gambe rispondono senza richiedere attenzioni, la mente si libera sui fatti accaduti o solo immaginati senza fare distinzione, senza richiedere certezze o conferme.

Ecco, sono arrivata in cima al monte “Asim”, ma non sento niente, perché la montagna non riesce a suggerirmi niente? Perché forse la sua bellezza è sufficiente, la sua pace mi aiuta ad aprire ancora di più la mente, la rende più cosciente di tutto ciò che mi è capitato in questi ultimi anni.

Il tempo e lo spazio si dilatano e si contraggono con i miei pensieri, restano solo i colori e il silenzio che si fondono e si avvolgono intorno a me.

Mentre mi lascio cullare da tutto questo turbinio di sensazioni e pensieri sulla mia vita, mi rendo conto che il sole è più basso sulla cresta della montagna, non ci sono più rumori e parole in lontananza, l’aria ora è più frizzante e il freddo più pungente. Una nebbia sottile comincia ad accarezzare i tronchi degli alberi e piano avvolge il sottobosco.

Mi sa che è meglio rientrare, prendo il sentiero per scendere al rifugio dove ho lasciato la macchina e un brivido mi sfiora. Continuo a scendere, so che dietro quella curva vedrò il piazzale e la mia auto, improvvisamente mi fermo, mi volto, ho un’altra volta la sensazione che qualcosa mi sfiori, ancora un brivido e poi… un odore intenso.

Non è possibile! Non può essere… sento l’odore del mare! Sento odore di salsedine e odore di legno marcio, ma non quello del bosco, non riesco a definirlo, sa di alghe, di acqua, di sale.

Chiudo gli occhi e li riapro di scatto, chissà quale strano meccanismo mentale ha scatenato questa sensazione, perché non si può sentire l’odore del mare in montagna. Infatti, come il tocco di un velo che scivola via, si dissolve nel freddo imbrunire della montagna vestita d’autunno.

Arrivata al rifugio decido di prendere un tè caldo al bar prima di scendere, non so perché, ma adesso sono sottosopra e irrequieta. Piano piano, il caldo del fuoco nel camino del rifugio e la presenza discreta dei gestori mi rilassano e mi riportano alla calma.

Ora mi sento pronta per tornare alla mia nuova casa, anche se ormai sono quattro anni che ci abito, da quando sono arrivata dall’Argentina.

Non è una casa vera e propria, è un monolocale ricavato da un casone di ricovero per la legna e gli attrezzi, collegato alla casa dove abitano i veri proprietari. Ora sono in affitto, ma per molto tempo è stata una cosa molto simile al comodato d’uso, comunque sia, lì mi sento a casa.

La famiglia dei proprietari è splendida, mi ha accolto con molto calore e spontaneità in quel momento di grande incertezza. Il protrarsi della crisi argentina aveva distrutto tutto quello che ero riuscita a costruire. E quello che non era stato massacrato dalla crisi lo avevo gettato al vento io con le mie mani non molto tempo prima. Non si può descrivere cosa vuol dire perdere il proprio lavoro, la sicurezza di una vita normale.

* * *

Avevo rinunciato all’amore in nome della mia libertà, ma in quel momento non mi serviva a niente, e tutti i miei studi di letteratura non mi erano di nessun aiuto, come non lo erano i miei ex alunni, o la ricerca di un passato che non conoscevo. E così avevo scoperto che nei momenti di crisi, non sempre è vero che la gente si coalizza e cerca di aiutarsi a vicenda, forse lo era un tempo. Ora le persone diventano più cattive, come animali braccati si agitano, sgomitano cercando di conservare qualcosa e non importa chi sta intorno. Per tanto tempo è stato messo il denaro in una posizione troppo alta nella scala dei valori della vita, e in nome di esso sono state trascurate cose ben più importanti.

La crisi finanziaria mondiale sta evidenziando bene questa cosa, in nome del denaro si è calpestata qualsiasi cosa, qualsiasi ideale e soprattutto la moralità delle azioni. Anche la tanto decantata libertà è troppo idealizzata. Io l’ho inseguita, rincorsa, sfiorata, ma non ho trovato ciò che cercavo, il prezzo pagato è stato troppo alto per poter godere di quello che avevo conquistato.

Queste due cose, il denaro e la libertà, non riescono a scaldarti il cuore e non ti fanno sentire bene o completa. Sono solo un bellissimo sacco vuoto, uno splendido involucro che deve essere riempito con amore, amicizie, esperienze, condivisione, famiglia e molte altre cose che difficilmente si possono comprare o conciliare con la libertà assoluta. Amare in qualsiasi forma vuol dire rinunciare a una parte della propria libertà, ma dall’altra parte c’è il rischio di ritrovarsi soli e con l’amaro in bocca.

Per fortuna, anche se talvolta può sembrare di no, la vita offre sempre una possibilità, una scelta, il mec­canismo che la muove ha una sola direzione, ma certe volte bisogna guardare indietro per liberare la propria anima e insegnarle ad andare avanti.

 
 
 
Parlami come il vento tra gli alberi
Parlami come il cielo con la sua terra
Non ho difese ma
Ho scelto di essere libera
Adesso è la verità
L’unica cosa che conta
Dimmi se farai qualcosa
Se mi stai sentendo
Avrai cura di tutto quello che ti ho dato
Dimmi
Siamo nella stessa lacrima, come un sole e una stella
Luce che cade dagli occhi, sui tramonti della mia
Terra
Su nuovi giorni
Ascoltami
Ascoltami
Ascoltati
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Tratto da: Luce(Tramonti a nord est)di Elisa
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