Halloween…

dita-zombie

NON MI È MAI PIACIUTO HALLOWEEN

Non mi è mai piaciuto Halloween, ma figurati se vado in giro vestita da zombie o con un lenzuolo in testa!
E poi… non è che gli inglesi festeggiano San Michele perché è il patrono della mia città. Allora io non festeggio Halloween, questa sera me ne vado a pattinare sul ghiaccio, adoro pattinare. Inoltre ci sarà meno gente e potrò volteggiare quanto mi pare. Sto aspettando che arrivi Anna, la mia migliore amica, così saremo almeno in due a far la figura delle sfigate che non sanno divertirsi.
Prendo il borsone con i pattini e volo fuori dalla porta, giusto il tempo di urlare a mia madre un – ciao, ci vediamo più tardi -.
Appena arrivate io e Anna ci siamo infilate i pattini e abbiamo cominciato a girare, un po’ di riscaldamento ci vuole! Poi ho visto Anna iniziare con i suoi salti, lei è molto brava nel pattinaggio artistico, doppio salto, doppio toe-loop… E io comincio a rosicare, accidenti, li sapevo fare anch’io prima di rompermi il menisco. Così, andando contro ogni buonsenso ci provo: salto… doppio salto. Prendo fiato e provo il toe-loop, andato. Doppio toe-loop… e un cretino, l’unico presente sul ghiaccio, da dietro si appende su di me per non cadere.
Risultato: cadiamo in due.
Sento il ghiaccio vicino, troppo vicino, la mia testa va a sbattere contro la balaustra. Mi si annebbia la mente mentre tutto si fa buio.
Oddio che paura, ma era solo un attimo, la luce è tornata.
Provo a rialzarmi ma non sento la mano destra, la guardo e con orrore vedo il sangue gelato attaccato al moncone. Non ho più le dita, solo il pollice! I pattini di quell’imbecille mi hanno tagliato le dita.
Lancio un urlo disumano, ma nessuno mi guarda, solo… quattro piccole cose sparse sul ghiaccio fanno caso a me. Sono le mie dita!
Le chiamo come una forsennata: “Venite subito qui, dobbiamo andare in ospedale, devono riattaccarvi.”
Le dita mi guardano a distanza di sicurezza e poi il medio, ovviamente il più sfrontato, mi dice: “E perché dovremmo? Ci fai sempre stare al gelo con la tua mania di non portare i guanti e poi… io con quel prepotente che ti è rimasto sulla mano non ci torno! Lui crede di essere indispensabile, il più importante di tutti… vediamo cosa fa adesso senza di noi.”
Resto allibita, questo è un incubo, le dita mi parlano.
Provo a impietosire il più piccolo: “Mignolo almeno tu ascoltami, cosa faccio senza di voi, sono ancora giovane e siete della mano destra.”
Il mignolo risponde flemmatico: “Imparerai a far le cose con la sinistra, ci sono migliaia di persone che lo fanno. E poi così non mi romperai più le scatole che mi si spacca sempre l’unghia, e non mi sentirò più dire che sono storto.”
Non è possibile, se non ce l’ho fatta con lui è finita, ho voglia di piangere. Mi rivolgo agli altri due e imploro.
“Vi prego, giuro che non mi lamenterò mai più con voi, metterò sempre i guanti, e… ho bisogno di voi… stiamo insieme da una vita! – la mia voce si alza di tono e diventa stridula -Non potete lasciarmi così!”
Indice che aveva osservato la scena da distante si avvicina e mi parla, senza raggiungermi però… maledetto anche lui.
“Dovresti averlo capito che noi col Pocile non torniamo.”
Non capisco più niente e vorrei pestare i piedi per terra, ah dimenticavo, sono già a terra.
“Con chi?! Chi è il Pocile?”
Interviene Anulare e indica il mio pollice, sgrano gli occhi… non posso competere con loro, non ho argomenti.
Sento Mignolo che riprende a parlare: “ Sai anch’io ho un nomignolo, sono Millolo, e indice è Pincice, gli altri due non hanno mai voluto collaborare, dicono che sono troppo grandi per queste cose. Comunque, sino a quando Pocile non ci chiede scusa e ammette che senza di noi non può fare niente, escluso “mi piace”, noi non torniamo.”
Mi volto a guardare il Pollice, ma lui sdegnosamente si gira dall’altra parte.
Sono rossa dalla rabbia e comincio a urlare: “Brutto deficiente lo vuoi capire che è tutta colpa tua? Prepotente e insulso, non lo capisci che la mano funziona bene solo se ci siete tutti? Da solo non vali un piffero tanto quanto loro, anzi col medio posso sempre mandarti a fan….”
Sto ancora sbraitando cose senza senso, le dita sono incollate sul ghiaccio e la luce nei miei occhi si spegne un’altra volta.
Sento un campanello suonare insistentemente e vedo mia madre andare ad aprire.
“Dolcetto o scherzetto?” Tre bambinelli vestiti da mostri sbirciano dalla porta aperta.
Mi metto seduta e mi guardo le mani, soprattutto la mano destra. Non parlano! Sono attaccate! Fisso il mignolo, l’unghia si è rotta, porca pa…, non importa e poi non è neanche così storto.
Mi guardo intorno cercando di capire… invece di andare al palazzetto del ghiaccio mi sono addormentata sul divano, che idiota che sono, era solo un sogno!
Mara Cristina Dall’Asén
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