“Credi sempre nei sogni”

Rivisitazione di un sogno presente nel romanzo “L’odore del mare sulla montagna” di Mara Cristina Dall’Asén

 

Credi sempre nei sogni

Finalmente il mare, mare tutto intorno.
Ho appena appoggiato le mie cose sopra il letto nel monolocale che ho affittato, ho aperto la porta del balcone e mi sto godendo la vista del mare di Mikros Gialos a Zante. I raggi del sole rimbalzano e saltellano sull’acqua increspata dalle onde, in lontananza vedo un battello che ondeggia placido nella baia.
Respiro a fondo l’aria salmastra. Ho solo una settimana, sette giorni di premeditata solitudine. Sette giorni in cui dovrò decidere cosa fare del mio futuro, le mie ricerche sono a un punto morto e se non trovo una via di uscita mi vedrò costretta a gettare la spugna e rinunciare a questo progetto in cui ho riversato tutte le mie energie.
Fare l’archivista nell’Archivio di Stato di Venezia resterà la mia unica certezza, poi forse riuscirò a scrivere il mio primo libro, un altro sogno da realizzare.
Quello che mi scoccia di più, se sarò costretta a lasciare il progetto, è deludere il professor Binazzi, mi ha dato così tanta fiducia e sovvenzionamenti per portare avanti le sue ricerche sull’ultimo discendente della famiglia degli Zaccaria di Genova.
Adesso, però, devo liberare la mia mente, non pensare, lasciare i pensieri oziare e spaziare nel vuoto. Rientro nella stanza e per prima cosa mi faccio una doccia, poi esco subito a farmi una nuotata.
Tre ore dopo sono ancora nella mia camera, le ombre della sera cominciano a allungarsi sull’orizzonte e anche il mare sta cambiando colore. Rimango nel mio accappatoio fucsia, seduta sulla soglia del balcone, la sigaretta fuma nel portacenere, il bicchiere di “coca” ghiacciata in mano. Ho già cenato, mi sono fermata in un piccolo ristorante appena fuori dalla spiaggia, pesce, cena paradisiaca. Ho fatto anche la spesa, qui i negozi sono sempre aperti.
Sto ripenso al ciò che mi è appena successo. Dopo la nuotata mi ero sdraiata sul bagnasciuga, assaporando i raggi di sole che lambivano la mia pelle. Che pace!
Ma qualcosa toccava i miei piedi, qualcosa di duro, liscio, senza spigoli, lo sento ancora come stesse succedendo di nuovo.

Muovo il piede, ma si allontana e poi ritorna, portato dalle onde del mare. Mi alzo e guardo nell’acqua e la vedo: una bottiglia verde, si inclina e batte ancora contro le mie caviglie. Il collo col tappo ora sporge dall’acqua e dentro si intravvede qualcosa di chiaro.
Lo scherzo di qualche burlone, ma non so perché la raccolgo, la rigiro fra le mani.
E se non fosse uno scherzo, e se qualcuno avesse bisogno realmente di aiuto? Decido di aprirla con cautela, la capovolgo e un rotolino giallognolo, usurato dal tempo, cade sulla sabbia. Mi guardo intorno, se qualcuno mi sta osservando mi prenderà per sciocca, ma nessuno fa caso a me, sono tutti concentrati su altre cose, quasi io fossi invisibile. Apro il rotolo e una scritta sbavata ma perfettamente leggibile sta davanti ai miei occhi: “credi sempre nei sogni”.
Ecco ora ho la certezza che sia lo scherzo di qualche bagnante annoiato, rimetto il biglietto nella bottiglia e la riaffido al mare, a qualche altro sognatore ingenuo.
Scuoto la testa a scrollare via quei pensieri, probabilmente il viaggio, il sole, il mare mi hanno stancato, finisco la sigaretta e rientro con il bicchiere di “coca” in mano, chiudo le imposte e la finestra, accendo il climatizzatore.
Niente televisione, niente computer, niente libro, mi stendo sul letto, fisso il soffitto bianco e senza rendermene conto mi addormento.
Sto dormendo o forse sono nel dormiveglia, non lo capisco. Continuo a girarmi e rigirarmi, sento un odore ma forte…

***

Mi agito, non riesco a capire, sento dell’acqua, come delle onde che sbattono su qualcosa, mi sembra di sentire persino degli spruzzi sul viso. C’è foschia non distinguo bene.
Non so dove sono, non sento nessun appoggio…
È il mare, ne sono sicura, ne sento l’odore, ma è misto a un altro odore, ora ancora più forte, di legno.
Vedo una barca, ma è una barca antica, ha le vele, non capisco se sono sulla barca o fuori chissà dove. Il sole sta calando è quasi buio, vedo in lontananza una costa frastagliata, deve essere bellissima.
Il mare agita la barca, è mosso.
Continuo a chiedermi: – io, dove sono? –
Sulla barca vedo tante persone che si muovono, spostano cose, casse, barili, tirano funi, urlano. Deve essere una nave mercantile.
A un certo punto il mio sguardo viene catturato, lo noto, in piedi vicino al bordo della nave.
Un uomo dal portamento fiero, fermo, nonostante il movimento della barca, guarda il mare, non vedo il suo volto, ma sento su di me una profonda sofferenza, un senso di lacerazione… e impotenza.
Un brivido mi attraversa da capo a piedi, un brivido fortissimo e un senso di paura si impossessa di me.
Un altro uomo gli si avvicina, l’uomo fiero si volta.
Non riesco a vedere il suo volto, vedo che discutono, gesticolano, vedo che l’uomo che guardava il mare tiene qualcosa sotto il mantello, non so cosa, sembra una scatola di legno.
Comincia ad arrivarmi anche il suono delle loro voci, sempre più forte, sempre più forte, ma non distinguo le parole, parlano una lingua strana.
L’uomo fiero urla qualcosa, sembra greco o qualcosa di simile.
Cerco di far luce nella mia mente e di capire quello che ho sentito… Ci sono, riesco a decifrare solo alcune parole.
Giovanni… Centurione… Principe… qualcosa che suona come “acaie”.
Quello che mi impressiona è sempre l’uomo col mantello, autoritario, ma con una tristezza sul volto che fa male al solo guardarla.
E mi chiedo: – come faccio a notare la tristezza se non vedo neanche il volto? –
Poi lui ricomincia a parlare, non so dov’è, non lo vedo sento solo le parole: – Iacobo e Bernardino sono al sicuro nel Castello di Zumelle e io devo andare a Napoli, poi proseguirò per Genova e consegnerò la reliquia. Se me lo permetteranno li raggiungerò poi.-
Improvvisamente lo rivedo, esce dal cono d’ombra, si volta verso il mare e grida.
– Tornerò, e riprenderò ciò che è mio. – In italiano.
Sale luna densa foschia, non vedo più nulla, sento un suono. Più la foschia si fa densa, più la musica si fa forte.

***

“…il mondo ruota intorno, per sempre addormentato nella sabbia con l’oceano che tutto sommerge…”
La conosco, come non potrei è “Dream brother” di uno degli artisti che amo di più: Jeff Buckley.
Apro gli occhi di scatto, sto ansimando e sono sudata, la musica è scomparsa.
Oddio, sto per sentirmi male. Mi appoggio con la schiena alla testiera del letto, non mi muovo, tengo solo gli occhi ben aperti, il buio mi avvolge, ma ho paura ad accendere la luce.
Il sogno è stato così reale, e poi, non son per niente sicura che sia stato un sogno. Provo a ricordare e mi ripeto mentalmente quello che ho visto e sentito, è tutto impresso nella mia mente.
Sto impazzendo, accendo la luce con rabbia e mi alzo, prendo dell’acqua e la metto nel microonde. Cerco una bustina di camomilla, anzi due. Mi siedo sulla sedia, ho la tazza calda in mano, e la camomilla mi scorre nella gola, sembra sabbia, sento freddo dentro.
Cerco un foglio di carta e scrivo quello che penso di aver sentito, lo appoggio sopra il comodino. Solo di una cosa sono sicura, la musica che ho sentito ce l’ha messa la mia testa, il mio subconscio, poiché la nave non era certo del ventesimo secolo, neanche le immagini che ho visto, i vestiti.
Quello che ho visto, non saprei dove collocarlo, ma quello che ho sentito è chiaro.
“Giovanni, Centurione, principe, Acaie, o giù di lì.” Praticamente l’ultimo discendente degli Zaccaria.
È solo un sogno, un banalissimo sogno, strano, come tutti i sogni. Allora perché mi ha sconvolto così, perché sono stravolta dalla paura, perché sono sicura che mi riguarda. Perché la scritta nella bottiglia mi diceva di credere sempre nei sogni?
Sono spaventata, è qualcosa che sta fuori dalla razionalità.
Non spengo la luce ma mi rimetto nel letto, non voglio pensare, non voglio pensare, non voglio pensare, non voglio pensare, me lo sto ripetendo ossessivamente e dopo un’infinità di tempo mi addormento.
La mattina quando mi sveglio la luce è ancora accesa, la tazza è sopra il tavolo e il biglietto sopra il comodino. È tutto vero, o cosa è vero e cosa no?
Provo a illudermi che sia tutto normale, faccio colazione, accendo il computer e cerco di vedere se riesco ad andare avanti sulla storia che sto cercando di scrivere. Niente, mente vuota, idee zero, ispirazione non pervenuta!
Mi alzo e prendo il biglietto che ho scritto questa notte, su quel biglietto c’è forse la conferma a tutte le mie teorie sulla ricerca. I figli, la reliquia, gli spostamenti combaciano tutti, con un particolare in più, fondamentale, i nomi dei figli. Io ne conoscevo solo uno e avevo già esposto la mia teoria al professor Binazzi, ma lui la escludeva.
Invece… potrebbe essere vera, perché questo non era solo un sogno, non era solo la proiezione dei miei pensieri, io non conoscevo tutti quei particolari, avevo solo alcune tracce. Ma un sogno non è una prova attendibile.
Giovanni Centurione stava fuggendo dalla sua terra, la Grecia. E io ora sono in Grecia, forse è passato proprio per questa isola, ha camminato sulla stessa spiaggia su cui io ho camminato ieri sera, solo qui poteva accadere tutto questo.
Ora la mia vacanza è scomparsa come sabbia fra le dita, i miei studi riprendono il loro posto prepotentemente e la mente cerca nelle conoscenze provabili agganci che si materializzano e combaciano all’istante. Il quadro è completo, chiaro e perfettamente attendibile, mi mancheranno solo poche ricerche mirate e tutto sarà concluso con successo.
Sorrido a me stessa, guardandomi nello specchio dubbiosa, il messaggio in una bottiglia e un sogno mi hanno spianato la strada, mi hanno condotto alla meta, incredibile!
Ed ora? Non mi pongo altre domande, solo sei giorni di pura, languida e appagante vacanza.

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *